Chi sono

Il mio percorso di formazione, e di vita.

Ho conseguito nel 2008 il Diploma di Maturità Classica presso il Liceo Vittorio Alfieri di Torino, con un punteggio di 100/100. Non ottenni la lode, e questa fu una profonda tristezza perché, ai tempi, chi riusciva ad avere la lode riceveva dalla Regione Piemonte un bonus economico che ad un ragazzo di 18 anni faceva molta gola. Volevo con quel bonus acquistare una Hornet 600, ma non ci riuscii. Dovetti quindi accontentarmi del mio CBR 125, che – come “bicicletta” mascherata da motocicletta – mi ha comunque dignitosamente accompagnato dai miei 16 ai miei 19 anni. Me la regalarono i miei genitori con grandi sacrifici, perché abitando lontano dalla scuola era comodo la mattina muoversi con un mezzo proprio. Dovetti lasciarla per pagarmi le spese dell’auto. Ricordo ancora il ragazzo che me la comprò e me la portò via.

La compagnia di Teatro, durante gli anni del Liceo. Che bei ricordi.
Il profilo del CBR125. Inganna, le ruote sono sottili e si scivola facilmente sul pavè e sulle rotaie del tram!

Ho conseguito la Laurea Magistrale a Ciclo Unico in Medicina e Chirurgia a luglio del 2014, presso l’Università degli Studi di Torino, con un punteggio di 110/110 e lode. Gli anni dell’Università sono stati certamente i miei più belli. La libertà che ha lo studente universitario di organizzarsi lo studio e la vita non ha eguali. Mi alzavo tardi la mattina, frequentavo poco le lezioni, soprattutto negli ultimi anni. Passeggiavo con il mio cagnone, Birillo, e intanto nella testa mi ripetevo quello che avevo letto sui libri il giorno precedente. Poi iniziavo lo studio, che andava avanti fino a tardi la sera. Intanto, cercavo di gestire la mia fidanzata di allora, Francesca, che è poi diventata mia moglie. 

Il giorno della Laurea, con i miei più cari amici. Da sinistra, Martina (adesso mio Medico Curante); il sottoscritto; Federica (adesso pediatra in Germania); Roberto (adesso neurologo a Londra). Nonostante la distanza, siamo ancora vicini.
Birillo. Mio fratello Labrador miele. Mi ha accompagnato dall'inizio dei miei studi. E' sempre stato lì con me, sul suo divano, mentre ripetevo ad alta voce. Si è addormentato in una domenica di pioggia di luglio 2025. Era quasi arrivato a 17 anni. Un vecchietto. Io, mio fratello, mia sorella, i miei genitori: lo abbiamo tutti stretto in un grande abbraccio, e lo abbiamo accompagnato insieme. E' stato uno dei momenti più tristi della mia vita, ma sono contento che se ne sia andato circondato da tutti noi.

Ho conseguito la specializzazione in Urologia nel 2020, sempre con l’Università di Torino, presso l’Urologia Universitaria dell’Ospedale Molinette. Punteggio di 70/70, ma il punteggio di specialità è quasi un pro-forma e vale ben poco nella vita.

I primi due anni di specialità sono stati duri. Il mio Direttore era allora il prof. Bruno Frea, una personalità che non riuscii subito a capire. Era un chirurgo eccezionale, uno degli ultimi di quella generazione. Sapeva fare tutto, e con competenze fuori dal comune. Pretendeva che la mattina alle 7.00 noi specializzandi ci facessimo trovare in reparto, pronti sull’attenti, e che gli presentassimo tutti i casi dei pazienti ricoverati. Durante questo giro visite (che per i pazienti è una grandissima fortuna), ci interrogava su quali fossero i valori degli esami del sangue dei pazienti. Non potevamo sbirciare, dovevamo ricordarceli a memoria. E se raccontavamo balle, lui ci beccava subito. Perché anche lui conosceva gli esiti degli esami ematici. In sala operatoria faceva domande di anatomia urologica difficili, sulle varianti dei vasi sanguigni e sull’embriologia. Studiavamo come dei pazzi, e ci lavavamo con lui provando grande senso di angoscia, perché se sbagliavi la risposta uscivi dalla sala operatoria. Eppure, devo ringraziare il prof. Frea se mi sono innamorato dell’anatomia. Dovetti aspettare di andare con lui in Kenya, al North Kinangop Catholic Hospital, per capire quanto volesse bene a me e a tutti gli specializzandi, e quanto volesse – a modo suo – farci imparare davvero. L’esperienza in Africa è stata magica. La chirurgia da campo, la diversa visione del mondo che lì esiste, ti fa capire quanto siamo fortunati, e quanto non ci meritiamo questa fortuna.

Con i miei colleghi, durante i primi anni di Specialità. La mia seconda famiglia.
Al North Kinangop Catholic Hospital, in Kenya. Esperienza incredibile, con il prof. Frea e l'indimenticabile don Sandro.

A metà della specialità ci fu un cambio di guardia, e dopo il pensionamento del prof. Frea subentrò il prof. Gontero, che tuttora dirige la Clinica Urologica delle Molinette. Il prof. Gontero era più giovane, e più dinamico, e ha fondato una nuova scuola di urologia che è ormai up-to-date in tutto e per tutto. È lì che avvenne per noi specializzandi una seconda trasformazione: da esperti di anatomia e di chirurgia tradizionale open a esperti di Linee Guida e di chirurgia robotica e laparoscopica. Il prof. Gontero è il ponte tra il vecchio e il nuovo, ed è uno dei pochi chirurghi che padroneggia la vecchia chirurgia tradizionale tanto bene quanto quella più moderna mini-invasiva.

Devo tanto al prof. Gontero, che ha creduto sempre in me, e che mi ha lasciato la libertà di scegliere la mia strada. A tal proposito, fu al quarto (e penultimo) anno di specialità che mi ritrovai a fare due esperienze che mi cambiarono la vita.

La Sala Operatoria dell'Urologia U delle Molinette. Non ci metto piede da tanto tempo, perchè adesso lavoro in un'altra Struttura (seppur facente parte della stessa Azienda Ospedaliera). Mi manca il personale di sala, che ricordo con grande affetto.
Nel frattempo, nel giugno 2018, mi sposavo con Francesca.

Per due mesi frequentai presso l’Urologia Pediatrica dell’Ospedale Infantile Regina Margherita di Torino, allora diretto dal dott. Merlini. L’urologia pediatrica è bellissima, ed è un male che in Italia si stia perdendo a favore della Chirurgia generale pediatrica. Avere a che fare con i bambini, e con persone che hanno a che fare con i bambini, sospende il tempo. I bambini sono furbi, sono coraggiosi, e guariscono dieci volte più rapidamente degli adulti. Ero quasi convinto che quella sarebbe stata la mia strada, ma poi conobbi i genitori. E fu per me motivo di inquietudine, perché i genitori conoscono i loro figli meglio di chiunque altro, e non potevo accettare di lavorare con l’ansia di trascurare qualche cosa che IO non vedevo, ma che LORO vedevano.

Fu quindi alcuni mesi dopo che ricevetti l’illuminazione. Frequentai per altri due mesi presso la Struttura Complessa di Neuro-Urologia dell’Unità Spinale di Torino, dove ci si occupava di urologia funzionale e neuro-urologia. Dove gli urologi facevano un altro mestiere che non avevo mai né visto né tantomeno studiato. La Struttura era allora diretta dal dott. Carone, che di fatto portò a Torino questa sottospecialità urologica. Fu girovagando tra gli ambulatori che conobbi la dott.ssa Paola Bertapelle, e fu certamente un amore a prima vista, credo per entrambi. Lei vedeva in me la sensibilità che serve per trattare i pazienti complessi che vengono seguiti dai neuro-urologi, e io vedevo in lei un nuovo e sconcertante modello di essere medico. La dott.ssa Bertapelle e il suo collega più stretto, Mario Vottero, mi hanno accolto, coccolato, e insegnato il mestiere più bello del mondo: quello del neuro-urologo. 

Paola ed io, ad un corso avanzato sulla Neuromodulazione Sacrale qualche anno fa.
Mario e io, che facciamo quello che ci viene meglio: i segretari.

Dopo la specialità, per qualche anno dovetti arrabattarmi con un Assegno di Ricerca presso l’Università degli Studi di Torino (gennaio 2021-gennaio 2023). E’ stato il modo con cui ho potuto continuare a lavorare presso la Neuro-Urologia, portando avanti un progetto sulla Neuromodulazione Sacrale precoce nel paziente mieloleso. 

Da febbraio 2023 sono Dirigente Medico di I livello presso la SSD Neuro-Urologia dell’Unità Spinale di Torino. Ovvero, sono finalmente entrato de facto nell’organico dei neuro-urologi. 

Vivo con Francesca, mia moglie, e con le nostre due piccole creature, il regalo più bello e più faticoso di tutta la vita: Alice, una monella di 3 anni e mezzo, e Tommaso, un cucciolo di 1 anno e mezzo che segue sua sorella in tutto e per tutto, nel bene e nel male. Due gatti, Jerry e Wendy, disturbano i nostri sonni già disturbati dai figli. 

Alice e Tommi. Inseparabili.
Jerry (rosso) e Wendy (europeo). Tutt'altro che inseparabili.